Psicologia Sociale e del Lavoro

Psicologia Sociale e del Lavoro

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Il Centro si interessa alla presa in carico di soggetti che presentano difficoltà a livello di inserimento sociale e/o in ambito lavorativo, monitorando la situazione fino all’inserimento (ove possibile e in collaborazione con i servizi sociali) in ambito aziendale o altra sede identificata come adeguata al soggetto.

Tale specifica modalità di intervento è sempre stata una delle priorità del CEFORP in ambito sociale, promossa e curata personalmente dal Direttore, (coadiuvato da psicologi e psicopedagogisti) potendo contare sull’enorme esperienza acquisita nella direzione di numerosi ed importanti “ Centri di Preformazione “ e di “Formazione “ dallo stesso organizzati durante la sua attività di  “Direttore Generale del servizio Psicologico  di una delle più importanti Strutture del settore psico-educativo e clinico“. In dette strutture venivano accolti minori e non, che presentavano disagi psicologici, per il tempo necessario al loro “recupero” al fine ultimo Essendo l’obiettivo principale quello del “recupero” del minore stesso si mira conseguentemente ad arrivare a stabilire convenzioni con le varie strutture pubbliche e/o private per l’inserimento di detti soggetti, attuando un monitoraggio continuo in collaborazione con le strutture stesse di collocamento.

Il CEFORP si interessa in ambito sociale all’analisi dei bisogni del soggetto, fino al raggiungimento degli obiettivi prefissati, mirati sull’inserimento del singolo fino all’integrazione dello stesso all’interno di un gruppo di appartenenza.

Altra attività di notevole importanza è quella che il CEFORP riserva all’elaborazione e standardizzazione di strumenti di testistica psicoattitudinale e psicodiagnostica in ambito della psicologia sociale e del lavoro.

A tale proposito basti citare come grazie alla lunga esperienza nel settore il CEFORP abbia prodotto strumenti clinici di comprovata efficacia in ambito sociale, lavorativo e familiare, nell’esaminare le situazioni di mobbing, così come verso le situazioni di stalking, come i sotto indicati strumenti testistici di proprietà esclusiva del CEFORP atti a rilevare e valutare la presenza sia di Mobbing nel Lavoro sia di Mobbing in Famiglia.

– Q. M.C. –  (Questionario  Mobbing CEFORP)

– Q. M. F. – C.   (Questionario Mobbing Famigliare CEFORP)

 

Cosa è il Mobbing?

1) Mobbing sul lavoro:

L’etimologia della parola risale al verbo inglese [to] mob, cioè «assalire, molestare». Quindi con Mobbing si intende i comportamenti violenti che un gruppo rivolge ad un suo membro. In relazione all’ambito lavorativo, è definito come una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte di colleghi o superiori. In poche parole, un atteggiamento che impedisce alla vittima di lavorare o di svolgere serenamente la propria attività.

Il mobbizzato (come viene definita la vittima) viene aggredito volontariamente da aggressori che mettono in atto strategie comportamentali volte alla sua distruzione psicologica, sociale e professionale. I rapporti sociali diventano conflittuali e sempre più rari, portando la vittima all’isolamento e all’emarginazione totale.

Generalmente si ha una posizione di inferiorità rispetto agli “aguzzini”. L’inferiorità del mobilizzato è legata al suo status nel contesto lavorativo.

Sono esempi di mobbing lo svuotamento delle mansioni tale da rendere umiliante il prosieguo del lavoro, i continui rimproveri e richiami espressi in privato ed in pubblico anche per banalità, l’esclusione reiterata del lavoratore rispetto ad iniziative formative, di riqualificazione e aggiornamento professionale, la mancata assegnazione dei compiti lavorativi…

Per poter parlare di mobbing sul lavoro, l’attività persecutoria deve durare più di 6 mesi e deve essere funzionale alla espulsione del lavoratore, nonché causa di una serie di ripercussioni psico-fisiche che spesso sfociano in specifiche malattie (disturbo da disadattamento lavorativo, disturbo post-traumatico da stress) ad andamento cronico.

Fra le altre conseguenze abbiamo la perdita d’autostima, depressione, insonnia, isolamento. Si può avere tremore, tachicardia, sudorazione fredda, gastrite, dermatosi. Le conseguenze maggiori sono i disturbi della socialità: nevrosi, depressione, isolamento sociale e, suicidio in un numero non trascurabile di casi.

2) Mobbing in famiglia:

Il mobbing in famiglia è una nuova categoria di mobbing elaborata dalla giurisprudenza. Ha le stesse caratteristiche del più tradizionale mobbing sul luogo di lavoro, ma avviene nel contesto familiare. Il mobbing in famiglia può coinvolgere il partner in qualità di coniuge, di genitore ed anche i figli.

Per la Corte di Cassazione, anche il mobbing in famiglia per essere tale deve rispettare dei requisiti:

  • La reiterazione nel tempo dei comportamenti persecutori;
  • Il danno alla salute, sia fisico che psichico, della vittima;
  • Il nesso causale tra la condotta mobbizzante ed il danno alla salute;
  • L’intenzionalità persecutoria dell’autore.

Per fare degli esempi, possono rientrare nella condotta di mobbing gli atteggiamenti dispotici del marito nei confronti della moglie, la violenza fisica e morale subita, le ingiurie e le offese in pubblico.

Sottolineiamo che il mobbing in famiglia si verifica anche quando il singolo comportamento non è di per sé un reato, ma lo diventa nel momento in cui viene reiterato nel tempo con lo scopo di arrecare un danno.

Che cosa è lo Stalking:

Stalking in inglese, è un termine utilizzato per indicare una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo, detto stalker, che affliggono un’altra persona, perseguitandola, generandole stati di paura e ansia, arrivando persino a compromettere lo svolgimento della normale vita quotidiana.

La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di aggressione – sia accompagnata da comunicazione verbale e non – oppure con attività quali appostamenti e intrusioni nella privatezza e nella vita privata di un individuo. Lo stalking può nascere come complicazione di una qualsiasi relazione interpersonale, è un modello comportamentale che identifica intrusioni costanti nella vita pubblica e privata di una o più persone. Esso può realizzarsi ad esempio tramite l’invio di lettere, biglietti, posta elettronica, SMS e oggetti non richiesti; più difficile è l’attribuzione del reato di stalking a messaggi indesiderati di tipo affettuoso – specie da parte di ex partner o amici – che può variare a seconda dei casi personali.

Oppure producendo scritte sui muri o atti vandalici con il danneggiamento di beni, in modo persistente e ossessivo, in un crescendo culminante in minacce, scritte e verbali, degenerando talvolta in aggressioni fisiche con il ferimento o, addirittura, l’uccisione della vittima. Tutto ciò, o parte di esso se compiuto in modo persistente e tenace in modo da indurre anche solo paura e malessere psicologico o fisico nella vittima, sono atti persecutori, e chi li attua è un persecutore: un soggetto che commette un atto criminale, in alcuni Paesi punito come tale dalla legge.

Si differenzia dalla “semplice” molestia sessuale per l’intensità, la frequenza e la durata della variegata congerie comportamentale.

Talvolta può trattarsi di narcisismo maligno di soggetti che hanno sviluppato un delirio persecutorio nei confronti della persona che non riescono più a controllare.

In altri casi ci si trova, invece, davanti a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in questo modo con l’intento di stabilire una relazione sentimentale imponendo la propria presenza e insistendo anche nei casi in cui si sia ricevuta una chiara risposta negativa. Meno frequente il caso di individui affetti da disturbi mentali, per i quali l’atteggiamento persecutorio ha origine dalla convinzione di avere effettivamente una relazione con l’altra persona. Questi soggetti manifestano cioè sintomi di perdita del contatto con la realtà e sette volte su dieci hanno un’organizzazione di personalità borderline. Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o anni, il che mette in luce l’anormalità di questo genere di condotte.