Decadimento Cognitivo

Decadimento Cognitivo

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Un altro ambio di particolare interesse che il CEFORP mette in evidenza è quello legato alla neropsicodiagnostica ed in particolar modo pone molta attenzione alle valutazione nel settore della valutazione e rilevazione della presenza di forme di decadimento e deterioramento cognitivo ed alla malattia di Alzheimer.

Il deterioramento cognitivo lieve è una fase dell’invecchiamento che si manifesta con mancanze mnemoniche e, in generale, con un evidente peggioramento della memoria. Questo deterioramento cognitivo non influisce sulle attività quotidiane, né può essere considerano alla stregua di una demenza. È una patologia associata all’età, poiché si verifica in una persona su dieci oltre i 65 anni. La malattia è anche caratterizzata da una diversa evoluzione tra uomini e donne, oltre al fatto di incidere con maggior frequenza con l’avanzare dell’età.

Relativamente al decadimento cognitivo i sintomi più comunemente presenti nei casi di tipo lieve sono la difficoltà nell’acquisire nuovi ricordi, senza la perdita di conoscenza o senza dimenticare gli accadimenti della propria vita. In generale, i sintomi possono essere i seguenti:

  • Incapacità di ricordare ciò che è stato fatto da due o tre giorni prima;
  • Impossibilità nel ricordare gli impegni sociali o gli appuntamenti con il medico;
  • Dimenticare dove si son lasciate o dove si son viste delle cose;
  • Nella stessa conversazione, si può ripetere la stessa domanda più di una volta. Allo stesso modo, la persona può dimenticare le informazioni importanti che vengono dette;
  • È anche comune confondere o alterare l’ordine delle date, così come gli eventi recenti o le festività;
  • Quando si interagisce con altre persone spesso si è meno pazienti, più irascibili e irritabili.

La causa più evidente del declino cognitivo lieve è l’età, poiché la difficoltà nel ricordare le cose è solitamente associata al passare del tempo. Altre cause possono essere rappresentate da fattori genetici, che svolgono anche un ruolo importante nel passaggio dal decadimento cognitivo lieve alla demenza. Anche i fattori di rischio cardiovascolare influiscono, poiché questo tipo di patologie possono intaccare i vasi sanguigni cerebrali. Infine, le abitudini quotidiane: l’obesità e l’abuso di alcol o di sostanze tossiche influiscono sulle funzionalità cerebrali.

L’Alzheimer invece, pur avendo un decorso differente, per tempi e sintomi, nei diversi pazienti, presenta spesso nella sua fase iniziale sintomi associabili a problemi mnemonicocognitivi, tanto è vero che la diagnosi della malattia è basata sull’osservazione di sintomi clinici quali: la presenza un disturbo di memoria, la presenza di uno o più deficit cognitivi (oltre al deficit di memoria) che devono interferire significativamente nel lavoro, nelle attività sociali o nelle relazioni con gli altri, con un peggioramento significativo della condizione precedente, etc.

La demenza di Alzheimer è sicuramente la più diffusa: rappresenta circa il 60% di tutte le forme di demenza. I dati relativi alla prevalenza della demenza riportati negli studi condotti in diversi paesi industrializzati indicano tassi che oscillano intorno al 5% nei soggetti con età superiore ai 65 anni. In Italia oggi abbiamo circa 600.000 malati di Alzheimer e circa 3.000.000 di persone direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei familiari malati.