OVERSTUDYING … PUO’ IL COMPORTAMENTO DI STUDIO DIVENTARE PATOLOGICO?

OVERSTUDYING … PUO’ IL COMPORTAMENTO DI STUDIO DIVENTARE PATOLOGICO?

25/03/2021

Il comportamento di studio è un comportamento che, come tutti noi sappiamo, viene generalmente lodato e approvato nella nostra, così come in molte altre, società. L’impegno nello studio è considerato, dalla gran parte delle persone, un comportamento desiderabile, che deve essere promosso e incoraggiato nell’individuo fin dalla sua più giovane età. 

L’importanza di ricevere un’istruzione è diventato un aspetto centrale e inderogabile nella crescita e nello sviluppo dell’individuo, specialmente nei Paesi industrializzati, in cui gli individui si ritrovano a rivestire il ruolo di studente per un certo periodo, più o meno lungo, della propria vita. 

Il ruolo, così come i doveri, dello studente sono spesso stati dati per scontato negli anni, ritenendo l’impegno e la dedizione nello studio come qualcosa di necessario e di dovuto da parte dello studente, preoccupandosi spesso più dei risultati da esso raggiunti che del suo benessere psicologico ed emotivo.

Con l’attenzione crescente nei confronti della salute mentale, ma soprattutto con la nascita e lo sviluppo del concetto di promozione della salute, la situazione inizia a cambiare e un maggiore interesse viene rivolto nei confronti del benessere psicologico dell’individuo nei molteplici domini della sua vita, da quello individuale a quello relazionale, ma anche a quello scolastico e/o lavorativo.

Considerando questi aspetti, molti studiosi hanno recentemente messo in luce come anche un comportamento così positivo ed auspicabile come quello dello studio, può, in determinate circostanze, rivelarsi nocivo e pericoloso per la salute e il benessere della persona, rischiando altresì di dare luogo ad una vera e propria psicopatologia. 

I ricercatori che si sono occupati di queste tematiche hanno fatto riferimento a tale fenomeno parlando di un comportamento problematico di Overstudying, ovvero di studio eccessivo, che determinerebbe nello studente una serie di conseguenze negative, non solo a livello prestazionale, ma anche a livello fisico e/o mentale ed emotivo, minacciando in questo modo il benessere generale dell’individuo e il suo funzionamento. 

Le ricerche condotte fino ad oggi mostrano un certo consenso sulle conseguenze associate ad una condizione di studio eccessivo, mostrando come vi siano numerosi outcomes negativi associati ad un comportamento di Overstudying; in particolar modo sono stati evidenziati un aumento nello studente delle emozioni negative e dello stress da esso percepito (Loscalzo & Giannini, 2019), nonché una riduzione della qualità della vita, della salute e del benessere generale della persona (Atroszko, Andreassen, Griffiths & Pallesen, 2015).

Dunque, sebbene ci sia un generale consenso tra gli studiosi sul fatto che il comportamento problematico di Overstudying possa essere considerato una nuova potenziale condizione clinica, che necessita di essere individuata ed affrontata per migliorare il benessere degli studenti, non vi è ancora una concettualizzazione ed una definizione universalmente condivisa del fenomeno in questione.

E’ possibile, infatti, individuare due principali prospettive in merito che dividono il mondo della ricerca in due diverse fazioni: i sostenitori della prospettiva della dipendenza o dello Study Addiction, da un lato, e i sostenitori della prospettiva dell’ossessione o dello Studyholism, dall’altro. 

Secondo i sostenitori della prospettiva della dipendenza il comportamento problematico di Overstudying dovrebbe essere concettualizzato come una vera e propria dipendenza comportamentale, dal momento che per alcuni individui l’atto educativo che consiste nello studiare potrebbe divenire eccessivo e/o compulsivo e portare a sviluppare una vera e propria dipendenza dallo studio (Andreassen, Griffiths, Gjertsen, Krossbakken, Kvam & Pallesen, 2013). 

Secondo gli autori, infatti, anche lo Study Addiction mostrerebbe, come le altre addictions, i sette sintomi chiave della dipendenza, vale a dire salienza, modificazione dell’umore, tolleranza, ritiro, conflitto, ricaduta e problemi legati ad un elevato coinvolgimento nello studio e ad una quantità maggiore di tempo dedicato allo studio (Atroszko, 2018). 

Dunque, secondo questa prospettiva, lo Study Addiction soddisferebbe i criteri diagnostici per una dipendenza del comportamento, poiché appare fenomenologicamente come una dipendenza, mostra una relazione con un funzionamento generale danneggiato ed è stabile nel tempo (Atroszko, 2018).

I sostenitori della prospettiva dell’ossessione, di contro, ritengono che una tale condizione sia più simile ad un’ossessione nei confronti dello studio o, comunque, ad un disturbo legato al disturbo ossessivo-compulsivo, piuttosto che ad una dipendenza. 

I principali esponenti di questa prospettiva sono Loscalzo e Giannini (2017; 2019) i quali hanno proposto il costrutto di Studyholism per far riferimento a questa nuova potenziale condizione clinica legata al comportamento di Overstudying.

Gli autori del modello teorico dello Studyholism ritengono, innanzitutto, che nei soggetti che mostrano un comportamento problematico di studio eccessivo vi sia una vera e propria spinta interiore verso l’Overstudying che non è possibile spiegare facendo unicamente riferimento alle caratteristiche della dipendenza; infatti, questa spinta interiore deriverebbe da particolari tratti di personalità che caratterizzano questi individui, vale a dire coscienziosità, perfezionismo, preoccupazione (Loscalzo & Giannini, 2019). Inoltre, se si considera il sistema di macro-categorizzazione a cui spesso si fa riferimento nell’ambito della psicopatologia per distinguere sintomi e disturbi di tipo internalizzante da sintomi e disturbi di tipo esternalizzante, è possibile notare come tutte queste caratteristiche di personalità individuate nei soggetti Studyholic rientrano tra i sintomi tipicamente internalizzanti che caratterizzano, generalmente, disturbi di tipo internalizzante, come ad esempio lo stesso disturbo ossessivo-compulsivo. 

La dipendenza, al contrario, è considerata dal DSM 5 (American Psychiatric Association, 2013) un disturbo tipicamente esternalizzante, in cui è possibile individuare caratteristiche di personalità e sintomi tipicamente esternalizzanti, come ad esempio tratti di personalità antisociale, scarso controllo degli impulsi, problemi della condotta e così via. 

Dunque, come ritengono i sostenitori della prospettiva dell’ossessione, per comprendere la reale natura di questa nuova potenziale condizione clinica e per giungere ad una sua quanto più precisa e valida concettualizzazione, è necessario volgere lo sguardo agli antecedenti, oltre che agli esiti, del comportamento in questione, aspetto che i sostenitori della dipendenza sembrano aver trascurato (Loscalzo & Giannini, 2018). 

A partire da queste considerazioni, Loscalzo e Giannini (2019) hanno dimostrato come uno dei principali antecedenti di questa condizione sia la preoccupazione (Worry), intesa come forma di pensiero negativo ripetitivo (American Psychiatric Association, 2013). La preoccupazione è stata, inoltre, recentemente considerata un processo transdiagnostico, cioè comune a diversi disturbi di tipo internalizzante, tra cui il DOC, il disturbo di panico, la fobia sociale, la depressione, oltre che essere la componente centrale del disturbo d’ansia generalizzato (DAG) (McEvoy, Watson, Watkins & Nathan, 2013). 

Anche il perfezionismo, un altro tratto tipicamente internalizzante, sembra essere, da alcuni studi ancora in corso di validazione, un importante predittore di questa condizione di Overstudying. 

Il perfezionismo è un costrutto molto complesso, multidimensionale, che è stato a lungo studiato nel corso degli anni e di cui sono state proposte numerose definizioni e modelli teorici. La vasta letteratura che possediamo a riguardo ci indica come il perfezionismo sia risultato essere un antecedente di numerosi problemi psicologici tra cui la depressione, l’ansia, i disturbi alimentari, ed è stato inoltre riconosciuto dall’Obsessive Compulsive Cognitions Working Group come uno dei sei fattori cognitivi chiave del disturbo ossessivo-compulsivo (OCCWG, 1997). 

Inoltre, come possiamo ben immaginare, il perfezionismo è risultato essere molto diffuso nel contesto accademico, in cui l’importanza del raggiungimento di standard elevati, il confronto tra pari e le continue richieste di efficienza provenienti da genitori e insegnanti gravano costantemente sullo studente. 

Sembra dunque ragionevole ipotizzare che il perfezionismo possa svolgere un ruolo non indifferente nell’innescare comportamenti disfunzionali legati allo studio, come nel caso del comportamento problematico di Overstudying. 

Dunque, queste considerazioni sembrano essere in linea con la prospettiva dell’ossessione e con il costrutto di Studyholism proposto da Loscalzo e Giannini (2019), secondo cui il comportamento problematico di Overstudying è più simile ad un’ossessione o ad un disturbo di tipo internalizzante, come il disturbo ossessivo-compulsivo, piuttosto che ad una dipendenza o ad un disturbo di tipo esternalizzante. 

Naturalmente, trattandosi di un fenomeno relativamente nuovo nel mondo della ricerca, sembrano necessari ulteriori studi che vadano ad approfondire la reale natura di questa nuova potenziale condizione clinica, affinché si possa giungere ad una sua concettualizzazione universalmente condivisa, nonché alla progettazione e all’implementazione di interventi preventivi e clinici che mirino a migliorare il benessere generale ed il funzionamento dello studente.

 

Autrice: Dott.ssa Valeria Giuliani

                                                                                                     Revisore: Dott.ssa Gioia Galli

 

BIBLIOGRAFIA:

American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders. (5th ed). Washington, DC: American Psychiatric Association.

Andreassen, C. S., Griffiths, M. D., Gjertsen, S. R., Krossbakken, E., Kvam, S., & Pallesen, S. (2013). The relationships between behavioral addictions and the five-factor model of personality. Journal of behavioral addictions, 2 (2), pp. 90-99.

Atroszko P. A. (2018) Commentary on: The Bergen Study Addiction Scale: psychometric properties of the Italian version. A pilot study. Theoretical and methodological issues in the research on study addiction with relevance to the debate on conceptualising behavioural addictions. Psychiatr Psychol Klin, 18 (3), pp. 276–282. doi:10.15557/PiPK.2018.0034

Atroszko P. A., Andreassen C. L., Griffiths M. D., & Pallesen S. (2015). Study addiction—a new area of psychological study: conceptualization, assessment, and preliminary empirical findings. Journal of Behavioral Addictions 4 (2), pp. 75–84. 

Loscalzo, Y. & Giannini, M. (2017). Studyholism or study addiction? A comprehensive model for a new clinical condition. In: Columbus AM, editor. Advances in Psychology Research. New York: Nova Publisher. 1-17.

Loscalzo, Y., & Giannini, M. (2018). Response to: Theoretical and methodological issues in the research on study addiction with relevance to the debate on conceptualising behavioural addictions: Atroszko (2018). Psychiatr Psychol Klin 2018, 18 (4), pp. 426–430.

Loscalzo, Y., & Giannini, M. (2019). Heavy Study Investment in Italian College Students. An Analysis of Loscalzo and Giannini’s (2017) Studyholism Comprehensive Model. Frontiers in Psychiatry, 10 (489). doi: 10.3389/fpsyt.2019.00489

McEvoy, P.M., Watson, H., Watkins, E.R., Nathan, P. (2013) The relationship between worry, rumination, and comorbidity: evidence for repetitive negative thinking as a transdiagnostic construct. Journal of Affective Disorders, 151, pp. 313–320. doi: 10.1016/j.jad.2013.06.014

Obsessive Compulsive Cognition Working Group – OCCWG. (1997) Cognitive assessment of obsessive-compulsive disorder. Behav. Res. Ther., 35 (7), pp. 667–681. doi:10.1016/S0005-7967(97)00017-X