DECADIMENTO COGNITIVO: Prevenzione e Trattamento

DECADIMENTO COGNITIVO: Prevenzione e Trattamento

13/04/2021

Quando si parla di deterioramento cognitivo ci si riferisce in maniera aspecifica a una condizione clinica caratteristica dell’invecchiamento patologico nella quale vi è una sfumata difficoltà in alcune funzioni cognitive, come ad esempio la memoria, l’attenzione, l’apprendimento o il linguaggio.

Si parla di deterioramento cognitivo lieve o Mild Cognitive Impairment (MCI) quando i sintomi riferiti dal soggetto sono oggettivabili a un test di valutazione neuropsicologica ma non sono così gravi da compromettere lo svolgimento delle normali attività quotidiane. In tutti questi casi, infatti, i sintomi seppur presenti permettono di mantenere normali relazioni interpersonali produttive, di comunicare e condurre una vita autonoma. Diversamente quando la compromissione è tale da provocare la perdita di autonomia funzionale nel paziente si parla di Demenza vera e propria (con deficit differenti in base al tipo di demenza acquisita).

È del tutto naturale con l’avanzamento dell’età un calo della funzione mentale che includa una maggiore difficoltà ad apprendere e recuperare nuove informazioni, un rallentamento nella velocità di processamento delle informazioni, riduzione dell’efficienza nei processi di ragionamento, e un calo della funzione mnestica. Invecchiamento significa innanzitutto cambiamento e capacità di adattamento a quest’ultimo. È normale ogni tanto dimenticare un compleanno o un appuntamento, così come sono nomali lapsus di memoria ma nell’invecchiamento sano non è danneggiata la memoria a breve termine  bensì la memoria di lavoro attiva; ad esempio, in un compito di ripetizione di cifre o parole appena sentite, gli anziani ripetono abbastanza bene le cifre o parole ascoltate; tuttavia, quando si manipola il compito rendendolo più difficile, invertendo l’ordine, vi è una differenza significativa tra la prestazione dei giovani e degli anziani. È chiaro, perciò, che esiste una normale fluttuazione delle funzioni cognitive nell’anziano, così come esistono una serie di difficoltà non compatibili con l’invecchiamento sano (ad esempio una perdita di memoria che emerge tutti i giorni) e che dovrebbero essere  portati alla conoscenza di un medico.

I sintomi più comuni  nel Mild Cognitive Impairment comprendono lievi cambiamenti nelle principali funzioni quotidiane, cambiamenti di cui è consapevole la persona stessa, nella maggior parte dei i casi, infatti, il paziente è il primo a preoccuparsi della situazione. 

Sebbene le caratteristiche cliniche della malattia possano variare notevolmente da persona a persona in genere gli anziani che soffrono di deterioramento cognitivo lieve manifestano sintomi ascrivibili al dominio mnesico, con difficoltà a ricordare eventi recenti. Questo dominio non è l’unico però che può essere compromesso. L’MCI può essere “amnesico” e “non amnesico” e le due forme possono essere caratterizzate dalla compromissione di una singola funzione cognitiva (singolo dominio) o di più funzioni cognitive (multidominio).

 

Ma quali sono allora i segni e i sintomi che devono metterci in allarme?

Ecco alcuni esempi situazionali nei quali potresti ritrovarti da non sottovalutare:

  • Se ti capita spesso di avere difficoltà a seguire il filo del discorso, ad esempio durante la stessa conversazione ti può capitare di fare più volte la stessa domanda o ancora dimenticare le informazioni rilevanti dette durante la conversazione.
  • Se ti capita di iniziare un’attività, quale ad esempio la preparazione del pasto e dimenticarti poi di completare l’azione oppure ancora di avere difficoltà nelle attività complesse o ad esempio nel capire le istruzioni di un nuovo elettrodomestico.
  • Incapacità di ricordare cosa è stato fatto tre giorni prima o dimenticare o alterare intere conversazioni, saltare gli appuntamenti (ad esempio con il proprio medico).
  • Di dimenticare dove si è messo un oggetto prezioso o perdere spesso gli oggetti. (Ti è capitato ad esempio frequentemente  di non trovare le chiavi di casa,  il portafoglio, gli occhiali, neppure ripensando con attenzione all’ultima volta in cui li hai usati).
  • Se ti capita di avere difficoltà a ricordare il nome di alcuni conoscenti, o  nella denominazione degli oggetti o se riferisci un impoverimento del vocabolario utilizzato. 
  • Se lamenti facile distraibilità e difficoltà di concentrazione nella lettura di libri o nel visone di un film.
  • Se riscontri una minore efficienza  e rallentamento nelle abilità funzionali, pur mantenendo l’autonomia.
  • Occasionali momenti di spaesamento fuori casa, disorientamento. 
  • Maggiore difficoltà nella presa di decisioni nell’immediato e nella pianificazione di attività complesse rilevanti.

Oltre a questi sintomi, è piuttosto frequente un cambiamento dell’umore e del comportamento. I  più comuni tra questi sono episodi di impulsività, irritabilità, e la perdita di interesse rispetto ad attività che prima erano ritenute veri e propri hobby, sono inoltre molto frequenti tendenze depressive e cambiamenti nel tono dell’umore. Talvolta l’inizio della malattia è contrassegnato dalla sospettosità nei confronti di altre persone, accusate di sottrarre oggetti o cose che il malato non sa trovare.

Queste lievi forme di deficit però, devono essere valutate e trattate precocemente, poiché potrebbero aumentare la probabilità di sviluppare la malattia di Alzheimer negli anni successivi. È fondamentale, perciò, una valutazione e un trattamento preventivo (si parla in questi casi di prevenzione secondaria) affinché la prognosi sia positiva. Il declino neurocognitivo lieve è infatti  uno stato di funzionalità cognitiva intermedio tra la normalità e le demenze e proprio per questo motivo la formulazione di una diagnosi precoce seguita poi da un programma di prevenzione, di incremento dei fattori protettivi (l’aderire ad uno stile alimentare sano, il mantenere allenati fisico e cervello, il mantenere delle buone relazioni sociali,il monitorare e trattare eventuali problematiche cardiovascolari) e di stimolazione delle abilità cognitive residue può essere determinante nel decorso della malattia. 

Come sottolineato dal Piano Globale di Azione sulla Risposta di Salute Pubblica alla Demenza 2017- 2025 approvato da OMS a fine maggio 2017 il punto cruciale su cui si gioca il decorso della malattia è nella diagnosi e nella tempestività del trattamento.  

Inoltre, è opportuno oltre a seguire il paziente fornire supporto al caregiver/nucleo familiare per intervenire anche nell’ambiente con il quale il paziente interagisce. 

Si può infine sottolineare l’esistenza di vari strumenti di screening, veloci ed efficienti, che permettono la precisa localizzazione del deficit in uno o più domini. Per tale motivo è importante poter fare un intervento tempestivo per evitare un peggioramento del soggetto e ove possibile invece promuovere un miglioramento.

 

Autrice: Dott.ssa Samira Donnini

                                                                                               Revisore: Dott.ssa Gioia Galli

 

BIBLIOGRAFIA

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