Abusi Sessuali sui Minori: Una Questione di Genere?

Abusi Sessuali sui Minori: Una Questione di Genere?

25/05/2022

L’abuso sessuale su un minore può avvenire sia da parte di uomini che di donne. È noto come questo campo di ricerca si sia recentemente sviluppato con sempre maggiore interesse tuttavia, esistono ancora molte aree inesplorate. Una di queste è proprio quella che riguarda i casi in cui l’abuso sia portato avanti da figure di sesso femminile; le cosiddette FCSO (Female Child Sex Offenders). Una variabile molto interessante riguarda il fatto che sia più facile rintracciare casi in cui l’abuso non viene effettuato solamente da una donna ma si costituisca, di fatto, un co-abuso ad opera di più autori; cosa che avviene assai meno nel caso in cui l’abusatore primario è di sesso maschile. Le motivazioni di ciò non sono omogenee e necessitano di ulteriori approfondimenti per cui, in questa sede, ci limiteremo a farne cenno senza addentrarci nel merito di questa complicata ed ancora non abbastanza studiata casistica; inoltre, nonostante il numero di offese compiute con un complice sia riguardevole, l’abuso attuato autonomamente rappresenta, comunque, il fenomeno maggiormente riscontrabile.

La consapevolezza che le donne commettono reati sessuali contro i minori procede sul binario diametralmente opposto rispetto alla comune visione della donna empatica in grado di fornire cure. Questa concezione rende più difficile per le vittime riportare l’abuso subito. Queste vittime possono anche non riconoscere di essere stati abusati e, perciò, non riportarlo. Per esempio, sembra che se interrogati sulle loro esperienze sessuali sotto i 16 anni, gli uomini adulti tendano ad essere riluttanti nel descrivere come abusanti i contatti sessuali avvenuti con donne più grandi (Majeed-Ariss et al., 2021). Le relazioni tra adolescenti maschi e donne adulte sono spesso viste in maniera positiva come iniziazione sessuale e non negativamente come sfruttamento. La credenza che i maschi in età post-puberale possano soffrire di un disagio emotivo significativo dovuto all’esser stati forzati ad intrattenere un rapporto sessuale con una donna sembra non trovare spazio alla luce dei convenzionali concetti di mascolinità che non riconoscono la possibilità per un uomo di non voler avere un contatto sessuale. Inoltre, sempre nello studio di Majeed-Ariss e colleghi, sembra che i partecipanti ritenessero lo stesso atto sessuale come meno abusante quando operato da una donna in contrapposizione a quanto veniva commesso da un uomo; questi studiosi fanno anche riferimento al fatto che i professionisti, se rapportati alla rivelazione di un abuso subito da parte di un aggressore di sesso femminile, sembrano tendere a minimizzarne la severità.

Nella meta-analisi (Cortoni et al., 2017) delle ricerche che esaminavano l’incidenza di abuso sessuale minorile perpetrato da donne tra dodici paesi è stato rilevato che il 2% di tutti gli aggressori sessuali identificati erano donne. Tuttavia, nella stessa meta-analisi, veniva messo in luce che i dati provenienti dai sondaggi sulla vittimizzazione (definiti come sondaggi retrospettivi su una larga scala della popolazione con partecipanti selezionati randomicamente e con oggetto d’indagine i “precedenti abusi sessuali minorili”), mostravano che il 12% degli aggressori riportati erano femmine; una stima 6 volte superiore rispetto a quelle ufficiali.

Nello studio di Gerke et al. (2021) i ricercatori hanno analizzato il fenomeno prendendo in considerazione un campione della popolazione tedesca. Lo studio, volto all’investigazione del ruolo delle madri nei casi di abuso sessuale minorile e all’identificazione della prevalenza delle madri come aggressori e/o osservatori, ha riscontrato che la percentuale dei casi in cui l’aggressore era di sesso femminile era bassa ma non trascurabile; in linea, quindi, con la sopracitata meta-analisi. Ad essere veramente degno di nota, però, è il dato che identifica la madre come aggressore con una prevalenza maggiore di quella del padre nella rispettiva proporzione (madre-bambino/a vs. padre- bambino/a). I risultati di questo studio sembrerebbero indicare che, inoltre, le madri agirebbero spesso come “osservatrici”. Sarebbero, cioè, a conoscenza dell’abuso (per osservazione diretta, o per via della rivelazione da parte delle vittime), ma tenderebbero a non intervenire. Ciò, a detta dei ricercatori, potrebbe essere dovuto alla paura della reazione (violenta o emotivamente abusante) del perpetratore; alla dipendenza emotiva o finanziaria dall’aggressore; dal coinvolgimento nell’abuso o dal beneficiare, in qualche modo, dal non rivelare l’abuso. E’ importante considerare che le madri- osservatrici potrebbero non sapere come reagire o con chi parlare delle loro situazioni ambivalenti,

probabilmente implicanti conflitti relazionali e di lealtà, altro fattore che potrebbe contribuire al loro silenzio.
Le FCSO sono un gruppo eterogeneo di aggressori in cui non si riconosce un profilo “tipico”. Per via della scarsità di studi circa questo argomento occorre procedere con cautela nell’interpretazione del profilo di questo tipo di aggressori. Tuttavia, nonostante queste considerazioni, alcune caratteristiche meritano di essere considerate nel tentativo di fornire una rappresentazione sommaria del fenomeno. Nella recente review di Augarde et al. (2022), in cui sono stati indagati alcuni fattori già individuati in letteratura (Graystone e DeLuca, 1999), è stato rilevato che gli aggressori di sesso femminile sono più spesso donne giovani (tra i venti e i trent’anni), caucasiche, e con un basso status sociale. Un altro importante aspetto riguarda la presenza di precedenti di abuso nella vita di queste donne (sia nell’infanzia che nell’età adulta), di solito di natura severa e pervasiva. Sembra essere più comune rintracciare, in questa categoria di donne, il segno lasciato da altre esperienze traumatiche nell’infanzia come l’aver assistito a violenza domestica, essere state esposte ad esperienze di negligenza e, in generale, un accudimento di tipo disfunzionale. Per quanto concerne la sfera sociale sembra che queste donne tendano a sposarsi in età giovane e ad avere relazioni intime contraddistinte da elementi conflittuali, violenti e abusivi; cosa che potrebbe giocare un ruolo nell’abuso sui minori, soprattutto nei casi di co-abuso. Queste donne avrebbero più facilmente difficoltà nel formare e mantenere relazioni in genere e tenderebbero a vivere isolate dagli amici e dalla comunità; la loro vita potrebbe essere caotica e, nel caso avessero dei figli, potrebbero esserci segnalazioni circa la loro negligenza o l’abuso fisico e sessuale nei riguardi dei minori. Come già rilevato da Graystone e DeLuca (1999), nelle FCSO sarebbe più probabile riscontrare problematiche legate alla salute mentale; più probabilmente disturbi di personalità, ansia e depressione piuttosto che disagi acuti (come, ad esempio, sindromi psicotiche). Esse possono, inoltre, presentare difficoltà connesse ad autostima, insicurezza ed inadeguate strategie di coping. Infine, potrebbe essere presente anche un passato, o concomitante, abuso di sostanze.

Riguardo le motivazioni, come già precedentemente rilevato, non si hanno certezze. Sebbene alcuni autori (Darling et al., 2018) sottolineino come l’atto abusante possa essere dettato da un deficit di intimità emozionale; come proposto per il caso degli abusatori maschili; sono degne di considerazione le dimensioni del desiderio sessuale e quella della necessità di soddisfare impulsi sessuali specifici. Inoltre, come messo in luce dalle review (Augarde et al., 2022; Graystone e DeLuca, 1999), le FCSO sarebbero motivate, oltre che dall’arousal sessuale, da fattori quali potere, rifiuto e gelosia. Graystone e DeLuca non consideravano le precedenti condotte criminali nella loro pubblicazione. Nel lavoro di Augarde et al. (2022) sembra che tale fattore non si sia rivelato un indicatore affidabile al fine del rilevamento di FCSO; queste donne sembrerebbero presentare un minor numero di precedenti condanne e, nel caso queste fossero presenti, sarebbero state connesse a reati di natura non sessuale. Allo stesso modo, sembra che il rischio di recidivismo sia basso nel caso di FCSO tuttavia, questa stima, basata sui casi denunciati e condannati, è sensibilmente legata al fatto che non sia possibile tenere di conto tutte le casistiche che vengono, come abbiamo detto, spesso non rilevate.

Per quanto riguarda le caratteristiche delle vittime, sembra che esse siano grosso modo equamente distribuite tra maschi e femmine ed essenzialmente più giovani rispetto alle vittime di aggressori uomini; come sottolineato da Gerke et al. (2021), la costante sembra essere rappresentata dall’alto livello di vicinanza nella relazione tra aggressore e vittima. Sempre in accordo con il lavoro di Graystone e DeLuca, la review di Augarde ha rilevato un moderato livello di “intensità” dell’abuso, molteplici vittime e molteplici atti abusanti. Inoltre, come per la controparte maschile, il livello di coercizione sembrerebbe essere direttamente proporzionale all’età delle vittime.

In conclusione, il fenomeno dell’abusatore sessuale femminile è, allo stato attuale, ancora troppo evanescente per poterne delineare con certezza le caratteristiche. In questa sede abbiamo cercato di fare un riepilogo alla luce delle più recenti ricerche in merito. Tuttavia, dato lo scarso volume di studi relativi a tale argomento, risulta difficile affermare e sostenere certe tesi piuttosto che altre.

Autore: Dott. Lorenzo Bonaccorso

Revisore: Dott.ssa Gioia Galli

 

Bibliografia:

Augarde, S., & Rydon-Grange, M. (2022). Female perpetrators of child sexual abuse: A review of the clinical and empirical literature–A 20-year update. Aggression and Violent Behavior, 62, 101687.

Cortoni, F., Babchishin, K. M., & Rat, C. (2017). The proportion of sexual offenders who are female is higher than thought: A meta-analysis. Criminal Justice and Behavior, 44 (2), 145–162.

Darling, A. J., Hackett, S., & Jamie, K. (2018). Female sex offenders who abuse children whilst working in organisational contexts: Offending, conviction and sentencing. Journal of Sexual Aggression, 24(2), 196–214.

Finkelhor, D. (1994). The international epidemiology of child sexual abuse. Child abuse & neglect, 18(5), 409-417.

Gerke, J., Lipke, K., Fegert, J. M., & Rassenhofer, M. (2021). Mothers as perpetrators and bystanders of child sexual abuse. Child Abuse & Neglect, 117, 105068.

Grayston, A. D., & De Luca, R. V. (1999). Female perpetrators of child sexual abuse: A review of the clinical and empirical literature. Aggression and Violent Behavior, 4(1), 93–106.

Majeed-Ariss, R., Wilson, R. J., Karsna, K., Martin, G. P., & White, C. (2021). Descriptive analysis of the context of child sexual abuse reportedly perpetrated by female suspects: Insights from Saint Mary’s Sexual Assault Referral Centre. Journal of forensic and legal medicine, 78, 102112.