Abusatori Intrafamiliari ed Extrafamiliari: Caratteristiche generali

Abusatori Intrafamiliari ed Extrafamiliari: Caratteristiche Generali

25/03/2022

Come preannunciato questo sarà uno degli articoli della nostra Sezione rivolta alle Violenze Sessuali sui Minori.

Nello studio ormai ritenuto classico di Finkelhor (1994) si profilavano le caratteristiche del fenomeno dell’abuso sessuale minorile negli Stati Uniti. Secondo il resoconto, esistono prove a dimostrazione del fatto che almeno il 20% delle donne americane ed una percentuale compresa tra il 5% e il 10% degli uomini americani abbiano esperito una qualche forma di abuso sessuale da bambini. Sempre all’interno del suddetto studio veniva posta l’attenzione circa le caratteristiche dell’abuso:

“La maggior parte degli abusi viene commesso da uomini (90%) e da persone conosciute al bambino (dal 70 al 90%), con i membri della famiglia che costituiscono tra il 30% e il 50% degli aggressori contro le femmine e tra il 10% e il 20% di quelli contro i maschi.” (Finkelhor, 1994)
Gli abusatori possono quindi essere classificati in base alla loro relazione con la vittima in tre distinte categorie: Familiari, Conoscenti, o Estranei.

In questa sede parleremo delle situazioni di abuso sessuale che avvengono all’interno di un nucleo familiare (ristretto o allargato). L’Abuso Sessuale Intrafamiliare coinvolge un aggressore appartenente alla famiglia del minore; qualcuno che di solito, ma non sempre, vive nella stessa casa della vittima. Questa condizione include i genitori, i fratelli/sorelle, altri parenti di sangue e i partner del genitore con cui il bambino/a vive.

Sono molti gli studi che prendono in considerazione le differenze tra abusatori e abusi intrafamiliari ed extrafamiliari; questi ultimi riguardano sia le persone estranee, sia quelle presenti nella vita del bambino o dei genitori (insegnanti, vicini di casa, ecc.). Tuttavia, essendo un fenomeno estremamente complesso da rilevare ed analizzare non è possibile presentare conclusioni univoche circa le caratteristiche di questi fenomeni. Ad esempio, basta pensare che mentre Finkelhor si mostrava preoccupato circa la prevalenza di casistiche intrafamiliari, secondo lo studio di Fischer (1998) questa tendenza risulterebbe invertita.

Seguendo il modello proposto da Finkelhor (1989) esistono quattro precondizioni perché si verifichi un abuso sessuale su un minore. Deve esserci un aggressore che (1) è motivato ad abusare sessualmente un bambino, (2) può superare le sue inibizioni interne circa l’abuso, (3) può superare gli ostacoli all’abuso (ad es. sfruttando la mancanza di supervisione da parte dei genitori), e (4) può superare la resistenza del minore. Tenendo in considerazione questo modello cardine della letteratura sono state individuate (Finkelhor, 1989, 1994, 2009; Fischer, 1998; Caffaro, 2014; Caffaro e Conn-Caffaro, 2005; Ballantine, 2011; Seto, 2015) le principali caratteristiche dell’evento abusante per cercare di individuare i pattern specifici in ottica di trattamento e di prevenzione. Le aree identificate sono cinque:

1) Serietà dell’aggressione – Riguardo questa dimensione, che fa riferimento ai comportamenti agiti nei confronti del minore, gli studi non sono pienamente concordi. Molti indicano come nel gruppo extrafamiliare verrebbero messi in atto più spesso comportamenti che implicano una penetrazione orale, anale o vaginale, identificandoli, quindi, come più seri rispetto a quelli rilevati nel gruppo intrafamiliare. Se questo può sembrarci verosimile in un primo momento, la differenza sembra però venire meno quando si tiene in considerazione la dimensione della durata dell’abuso in quanto si rileverebbe spesso un’escalation di comportamenti sessualizzati che procede di pari passo alla durata della relazione abusante stessa (Fischer, 1998);

2) Uso di violenza fisica/verbale – Anche riguardo questa dimensione non si hanno posizioni del tutto sovrapponibili. Se alcuni studi tendono a rilevare una maggiore propensione all’uso di coercizione e violenza da parte degli abusatori extrafamiliari (Fischer, 1998), altri tendono a smentirli (Taveira, 2009).

3) Genere della vittima – Riguardo il genere della vittima si osservano congruenze. Il sesso maggiormente abusato è quello femminile per entrambe le categorie di aggressori. È stato però osservato che tra gli aggressori extrafamiliari sono relativamente più frequenti i casi in cui la

vittima è di sesso maschile e, soprattutto, che essi tendono a non avere una preferenza specifica riguardo al genere.

4) Età della vittima – In questa categoria i dati forniscono una conclusione netta. Gli abusatori intrafamiliari tenderebbero ad aggredire vittime relativamente più giovani rispetto a quelli extrafamiliari. Ciò è principalmente dovuto al fatto che il minore stesso sarebbe meno accessibile da parte delle persone non appartenenti alla cerchia familiare.

5) Durata dell’abuso – Anche in questa dimensione le ricerche mostrano risultati univoci. Mediamente gli abusi intrafamiliari durano più a lungo rispetto a quelli extrafamiliari. Ciò è ovviamente collegato all’immediata disponibilità del minore e al clima che viene ad instaurarsi tra abusante e abusato all’interno della famiglia in cui avviene l’abuso.

A queste cinque categorie potremmo aggiungerne una sesta in quanto è emersa come significativa nella distinzione tra i due tipi di abuso. Riguardo la dimensione della Rivelazione ci preme sottolineare brevemente che si osservano ritardi maggiori nella rivelazione di abuso da parte del minore quando l’abuso è di tipo intrafamiliare. Ciò sembra essere dovuto essenzialmente a due fattori: il primo è quello correlato alla durata dell’abuso (nei climi instauratisi all’interno di una dinamica di abuso intrafamiliare risulta più difficile “confidarsi”); il secondo è collegato all’età (bambini più piccoli potrebbero avere difficoltà mnemoniche oltre che alla presenza delle suddette resistenze).

Come anticipato all’inizio di questa trattazione non esiste una netta differenziazione per quanto riguarda la categoria degli abusatori se non la scelta stessa delle loro vittime. Su questo argomento ci sarebbe certamente molto di cui discutere (ad esempio, circa quali sono le motivazioni che spingono alla scelta di abusare un membro della propria famiglia piuttosto che un altro minore), ma questa tematica e molte altre saranno approfondite in un’altra sede. Ciò che risulta chiaro per il momento è che questa indeterminazione rende estremamente difficile la rilevazione delle situazioni a rischio e la prevenzione degli episodi di abuso.

Anche considerando i fattori di rischio noti in letteratura, infatti, non è possibile identificare con certezza la dinamica in grado di portare ad una situazione di violenza sessuale. Già Finkelhor (1994) aveva individuato diversi fattori implicati negli episodi di abuso:

  • Basso livello di educazione dei genitori;
  • Problemi economici;
  • Famiglia frammentata;
  • Cattiva comunicazione coniugale;
  • Matrimonio con moglie molto giovane;
  • Violenza domestica;
  • Malattia fisica;
  • Uso di droghe/alcol;
  • Presenza del compagno/a del genitore divorziato;
  • Storia criminale.Tuttavia, questi fattori di rischio sono ugualmente indicativi nei casi di maltrattamento generico e non specificatamente, quindi, per la violenza sessuale su minori. Recentemente sono state proposte ulteriori ricerche di approfondimento con implicazioni molto promettenti. La prima è quella che identifica come ulteriore fattore di rischio il sovraffollamento (indicato come la media di 1,5 persone per stanza) in quanto sembrerebbe determinare una minore capacità di monitoraggio da parte dei genitori (Cant, 2019). La seconda, proposta come futuro ambito di ricerca a conclusione della rassegna di Sato (2015), invita all’approfondimento delle dinamiche familiari e delle problematiche relazionali tra i coniugi ipotizzandole implicate nelle motivazioni circa la scelta di abuso intrafamiliare (piuttosto che extrafamiliare) da parte di uno, o entrambi, i genitori.

Negli articoli che seguiranno approfondiremo nel dettaglio i ruoli assunti da padre, madre e fratelli/sorelle all’interno della situazione di abuso intrafamiliare, delle relazioni che sembrerebbero implicate nella scelta vittimologica e delle problematiche circa la rivelazione dell’abuso da parte delle vittime.

 

Cogliamo l’occasione per ricordare che presso il nostro Centro CEFORP è attivo un Centro Specialistico di Osservazione dei suddetti fenomeni a cui ci si può rivolgere per Valutazioni e Trattamenti in merito, sia in caso di accertata violenza.

 

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Autore: Dott. Lorenzo Bonaccorso

Revisore: Dott.ssa Gioia Galli

 

Bibliografia

Ballantine, M. (2011) Sibling incest dynamics: Therapeutic themes and clinical challenges. Clinical Social Work Journal. Doi: 10.1007/ s10615-011-0331-8

Caffaro, J.V. (2014) Sibling Abuse Trauma (2nd edn). New York: Routledge.

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Cant, R. L., O’Donnell, M., Sims, S., & Harries, M. (2019). Overcrowded housing: One of a constellation of vulnerabilities for child sexual abuse. Child abuse & neglect, 93, 239-248.

Finkelhor, D. (1989) Common Features of Family Abuse. Ottawa, Canada: National Clearinghouse on Family Violence, Family Violence Prevention Division, Social Service Programs Branch, Health and Welfare, Canada.

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